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IL PROFILO - LA BIOGRAFIA - LA CARRIERA DAL 1987 AL 2007 DI EUGENIO CORINI IL CAPITANO


 

POLSINO DEL PALERMO AUTOGRAFATO DA TONI E CORINI


 

FASCIA BIANCA INDOSSATA DAL CAPITANO DEL PALERMO EUGENIO CORINI (Lazio - Palermo 1-2  17/09/2006 )

*La Fascia non è in vendita in nessun negozio in quanto è fatta in modo artigianale. Lo scudetto del Palermo viene  scucito da un pantaloncino e ricucito sulla fascia come vuole Corini.


FASCIA INDOSSATA DEL CAPITANO EUGENIO CORINI

*La Fascia non è in vendita in nessun negozio in quanto è fatta in modo artigianale. Lo scudetto del Palermo è stato scucito da un pantaloncino e ricucito sulla fascia come vuole Corini.


 

FASCIA ROSA RARISSIMA DEL CAPITANO EUGENIO CORINI. LA FASCIA E' RICAMATA PER INTERO*

*La fascia presenta i ricami del numero 5 e delle iniziali E . C  di Eugenio Corini. Usata per Roma - Palermo 4-0 del "17-12-2006"


FASCIA RARISSIMA DEL CAPITANO EUGENIO CORINI. LA FASCIA E' RICAMATA PER INTERO*

*La fascia presenta i ricami del numero 5 e delle iniziali E . C  di Eugenio Corini. Usata per Palermo - Torino 3-0 del "12-11-2006"


 

FASCIA BIANCA RARISSIMA DEL CAPITANO EUGENIO CORINI. LA FASCIA E' RICAMATA PER INTERO*

*La fascia presenta i ricami del numero 5 e delle iniziali E . C  di Eugenio Corini.


FASCIACOLLO DA ALLENAMENTO  DEL CAPITANO EUGENIO CORINI*

*Il Fasciacollo della lotto con la numerazione non è in vendita nei negozi


Maglia del Brescia di Eugenio Corini N° 14 Brescia 1994/1995 Serie A


 

Maglia di Eugenio Corini N° 16 Juventus 1990...1992 Serie A


Maglia di Eugenio Corini N° 6 Sampdoria 1992-1993 Serie A


Maglia del Napoli di Eugenio Corini N° 8 Napoli 1993-1994 Serie A*

*Maglia con stemma del Napoli ricamato all'interno della maglia stessa , numero 8 cucito , assenza dell'etichetta "Replica Kit"

**Maglia avuta da Nino Mosca


Maglia del Piacenza di Eugenio Corini N° 8 Piacenza 1995-1996 Serie A


 

Maglia di Eugenio Corini N° 5 Verona 1996...1998 Serie A


Maglia del Chievo Verona di Eugenio Corini N° 5  2002-2003 Serie A


Maglia del Chievo Verona di Eugenio Corini N° 5 (Perugia - Chievo 2-2) 2001-2002 Serie A*

*Maglia usata rarissime volte se non forse solo una volta per la partita Perugia - Chievo finita 2-2


  

Maglia Rosa autografata da Eugenio Corini N° 5 Palermo 2003-2004 Serie B


Maglia Eugenio Corini N° 5 Palermo 2003-2004 Serie B


 

Maglia indossata da Eugenio Corini N° 5 Palermo (Genoa - Palermo 1-1 "28-11-2003") 2003-2004 Serie B


Maglia Rosa Eugenio Corini N°5 2004-2005 Serie A Palermo


Maglia Rosa Eugenio Corini N°5 2004-2005 Serie A Palermo*

*La maglia presenta la particolarità dello sponsor lucido usato solo contro il Brescia fuori casa nella partita "Brescia Palermo del 28/11/2004". La maglia arriva direttamente dall'arbitro Trefoloni.


Maglia Bianca autografata Eugenio Corini N°5 2004-2005 Serie A Palermo


Maglia Eugenio Corini N°5 2004-2005 Serie A Palermo- con ricamo Regione Sicilia-


   

Maglia Allenamento autografata Eugenio Corini N°5 2004-2005 Serie A Palermo


Maglia Allenamento autografata con logo REGIONE SICILIANA Eugenio Corini N°5 2004-2005 Serie A Palermo


Maglia Rosa autografata Eugenio Corini N°5 2005-2006 Serie A Palermo


Maglia Rosa autografata Eugenio Corini N°5 2005-2006 Coppa UEFA Palermo*

*Maglia con LOGHI LOTTO piccoli come vuole l'UEFA ( ma il Palermo ha anche usato i LOGHI LOTTO grandi come la maglia di CORINI SOPRA )


Maglia Rosa autografata Eugenio Corini N°5 2005-2006 Serie A Palermo (Nuovo Sponsor*)

* Maglia con lo sponsor nuovo "Mandi" assieme a quello "Provincia di Palermo" tornato ad essere scritto con caratteri piccoli. Il Palermo ha usato 3 SPONSOR diversi in questo campionato 2005 - 2006


 

Maglia Rosa autografata Eugenio Corini N°5 2005-2006 Serie A Palermo (Nuovo Sponsor*)

* Maglia con lo sponsor nuovo "Provincia Di Palermo" .Il Palermo ha usato 3 SPONSOR diversi in questo campionato 2005 - 2006


Maglia bianca Eugenio Corini N°5 2005-2006 Serie A Palermo (Nuovo Sponsor*)

* Maglia con lo sponsor nuovo "Provincia Di Palermo" .Il Palermo ha usato 3 SPONSOR diversi in questo campionato 2005 - 2006


Maglia Nera autografata Eugenio Corini N°5 2005-2006 Serie A Palermo


Maglia Rosa Eugenio Corini N°5 2006-2007 Serie A Palermo indossata in Palermo - Atalanta 2-3 15/10/2006*

*Maglia ricevuta direttamente dopo la partita ancora bagnata e sporca di terra dopo la pioggia (vedi foto)


Maglia Bianca Eugenio Corini N°5 2006-2007 Serie A Palermo


Maglia Nera Eugenio Corini  N°5 2006-2007 Serie A Palermo


Maglia Allenamento Eugenio Corini N°5 2006-2007 Serie A Palermo


 

Maglia Torino Eugenio Corini N°5 2007-2008 Serie A Torino


INTERVISTA ESCLUSIVA AD EUGENIO CORINI

(Da Il Manifesto - 05/10/2006 - Aut: Malcom Pagani)

Ci sarebbero volute due televisioni. Ce n’era una e di lamentarsi non era il caso. Nei lividi pomeriggi della campagna bresciana, Eugenio Corini giocava inconsapevole le sue prime partite. L’avversario da tinello, era sua nonna: avrebbe voluto vedere uno sceneggiato l’Elvira, ma quel bianco e nero sgranato, trasmetteva solo calcio. In una lingua incomprensibile ritmata dalle urla.

« Era mia nonna, si discuteva, ma poi chiudeva un occhio. La costringevo ad una radiocronaca più che a una visione. Il canale si chiamava triveneta e non so per quale mistero, fosse riuscita ad accaparrarsi le gare del campionato brasiliano. Si captava malissimo, le immagini erano di tutti i colori e la partita si intravedeva appena». Quanto bastava per una passione. «Era un sogno veder giocare calciatori come Junior, Falcao e Zico». Ora che ha inseguito per decenni un finale da predestinato, Corini Eugenio da Bagnolo Mella, a quasi trentasette anni, ritroverà dal vivo in un Uefa che somiglia alla Champions, il vecchio idolo di un tempo sulla panchina dei turchi del Fenerbahce. Non più una figurina ma un volto rugoso, reale.  Peccato non poter scambiare la maglia. «Incredibile. Era proprio il mio eroe, studiavo le sue punizioni, avevo il poster del Flamengo appeso in camera. Quando venne in Italia, andai subito in pellegrinaggio. L’amichevole era Brescia-Udinese ma lui entrò solo per onor di firma. Che freddo quel giorno, la neve non smise mai di cadere». Certe volte le stagioni della vita non passano invano. «Ho cominciato all’oratorio, per poi passare dalla squadretta del paese, la Fionda Bagnolo, alla Voluntas, una succursale del Brescia. Ero gracile e mi fecero lavorare sul fisico. Prendevo il treno tutti i giorni per andare in piscina». Sguazzò presto in altre vasche, sperimentò altri allenamenti. «Iniziai a frequentare le scuole superiori ma a conciliare studio e pallone non riuscivo proprio. Nella mente, avevo un pensiero: diventare calciatore. Quando dopo un anno e mezzo passato tra banchi e campo, comunicai ai miei la decisione di lasciare la scuola, non la presero bene». Carlo Corini era operaio alle ferriere, sua madre Giuditta pensava alla casa. Con due sorelle ed Eugenio, un ballo di S. Vito. I sogni di un bambino in scarpine e mutande, un argomento da zona retrocessione. «Mio padre fu secco: “Stai sbagliando, ma sappi che non te ne starai senza far nulla con le mani in mano. Andrai a lavorare”. Era un modo per misurare la mia forza di volontà, capire se si trattava soltanto di un capriccio che lui non poteva condividere». Non lo era e fece di tutto per dimostrarglielo. «Partii col dare una mano nel negozio di frutta di mia sorella. Fare il fruttivendolo non era uno scherzo. Tre volte alla settimana, qualsiasi pioggia scendesse, andavo ai mercati generali a caricare le casse. La sveglia era alle quattro di mattina. Poi il pomeriggio volavo ad allenarmi. Dopo circa 12 mesi di questo andazzo mi feci male al ginocchio. I ritmi erano insostenibili per un ragazzino come me. Allora mi impegnai come aiuto imbianchino grazie a Clerici, un mio ex allenatore. Andò meglio e mi rasserenai». Ora che i soldi non sono un problema, Corini non ha dimenticato la lezione. «I genitori mi hanno insegnato che con i sacrifici si ottengono molte cose. Sono cresciuto con tutto ciò di cui avevo bisogno ma i miei hanno fatto gli equilibristi. Mia madre arrotondava con altri lavori per permettersi la casa che alla fine acquistarono con papà dopo anni di attesa. Aiutava in un bar e la sera tornavamo a casa tardi, aspettando la chiusura. Ci siamo dati da fare per sbarcare il lunario, come milioni di altre persone nel mondo». Per poi festeggiare insieme, con la porta ben chiusa dietro le spalle. «La sera in cui scoprii di andare alla Juve, è una delle pagine più belle della mia vita. L’immagine ce l’ho davanti agli occhi. Ero militare a Napoli, mi chiamò il mio procuratore: “corri a Milano, ti devo parlare”. Arrivato, seppi. All’epoca i cellulari non esistevano, trovai un telefono e chiamai a casa. Gli dissi di rimanere svegli. Mia madre era preoccupata: “Ma è successo qualcosa?” e io: “si mamma, ma è una bella cosa”, arrivai a notte fonda. Mio padre si alzò in piedi e ci abbracciammo commossi. Per un gruppo umile, nel senso bello del termine come il nostro, toccare il grande calcio, ci diede una sensazione inebriante». Alla Juve non tutto andò come previsto. «Mi illudevo che il percorso sarebbe stato semplice, poi ho capito che la vera impresa non è raggiungere la vetta ma mantenerla. E’ lì che si vede il carattere». Se con Maifredi, la rivoluzione fallì, con Trapattoni la restaurazione ottenne la sua testa.«Avevo 21 anni e ricoprivo un ruolo delicato in una squadra che doveva vincere per forza. Trapattoni pensava che non fossi ancora pronto per una responsabilità di quel genere. Feci comunque 47 partite, ma nonostante la Juventus mi volesse tenere, decisi di andar via».

Mantovani lo pretese nell’affaire Vialli ma a Genova, dopo la sua partenza, c’era spazio per un solo re. Mancini al termine di un Samp-Milan si lamentò della leggerezza del centrocampo: “sarebbe opportuno essere più svegli”, sentendo squarciare il reverente silenzio dello spogliatoio dall’ultimo arrivato. “se qualcun’altro facesse qualche gol in più e qualche tacco in meno, andrebbe ancora meglio”. Finale-genovese-di partita. «Avevo un bel caratterino. Ero introverso ma quando dovevo dire qualcosa mi facevo sentire. Fu una lite accesa e da lì nacque il mio dissidio con Mancini. Quando sei giovane pensi di essere sempre nel giusto. In senso astratto, lo penso anche adesso: c’è un modo di essere leader che intendo alla mia maniera. Roberto lo faceva in modo esasperato, perché sentiva la Samp una cosa sua. Ma io reagii comunque male: ho capito solo dopo che ci sono tante modi di dire le cose, anche se non farlo alle spalle mi è sempre piaciuto. Se sono quello che sono, è anche perché ho compiuto i miei errori. Ho i miei difetti, come tutti». L’ex bambino prodigio emigrò ancora, prima a Piacenza e poi a Verona.«A Piacenza sostituii l’idolo locale Moretti che aveva contribuito alla promozione in A, non me lo perdonarono. Vissi da usurpatore, con la piazza interamente schierata contro di me ma ebbi la fortuna di incontrare Cagni. Credeva nelle mie qualità e mi rilanciò. Mi sentivo un altro  ma a Verona, purtroppo, mi ruppi due volte il crociato. Avevo 25 anni e ritardai la rinascita, proprio quando mi sentivo finalmente maturo». Non ci fu bisogno di referti, Corini capì da solo.«Giocavamo con la Ternana, sentii il movimento del ginocchio, il rumore e l’articolazione che andava da una parte all’altra. Mi feci al male al 15’ e giocai tutto il primo tempo. Non volevo accettare che mi fosse riaccaduto ancora». La volta prima, era accaduto in un Verona-sampdoria e anche lì, contro l’evidenza, il “genio” aveva soffocato il dolore per 20 infiniti minuti. «In ospedale, mi chiesi se sarei tornato quello di prima. Avevo dolori lancinanti a causa di un’infezione che aveva reso la mia degenza lunghissima». Il peggio era in agguato. «Andavo avanti col Valium per dormire e con gli antidolorifici per attutire il male. Ero debole, mangiavo  pochissimo ed ero dimagrito più di 10 kg. Una notte dovevo fare pipì ed ero solo. Mi alzai e sentii che stavo per svenire da un momento all’altro: non so dove trovai la forza di dare le stampellate decisive per raggiungere il letto. Se fossi caduto, il ginocchio sarebbe stato da ri-operare. Credo sia stato un segno del destino. Scoprire di avere tanta determinazione mi ha aiutato anche negli anni successivi, quelli più soddisfacenti, solo io so quanto ho sofferto. Ci sono attimi in cui si è soli a credere in se stessi e se non hai una spinta interiore a sostenerti, perdersi è facile». A non smarrirsi, lo hanno aiutato i libri.« Ho appena finito “Il cacciatore di aquiloni” e sono reduce da Rousseau. Leggere mi piace, è un momento molto intimo», il Chievo, «Gli unici che in quel frangente potessero credere che sarei tornato a giocare a certi livelli» e i tanti viaggi affrontati con spirito aperto. «Questo mestiere mi ha arricchito umanamente, dandomi la possibilità di conoscere diverse culture del nostro paese. A Palermo sono arrivato con umiltà, sentendomi ospite e cercando di prendere il meglio». Lui ha restituito geometrie perfette che spingono in alto. «Non credo che vinceremo lo scudetto. Finche non verrà fatta una legge seria sulla ripartizione dei diritti tv, sarà impossibile rivedere un Cagliari o un Verona. Penso però che abbiamo un’occasione irripetibile di arrivare in Champions e che cercheremo di sfruttarla». Provando a ribaltare il senso di un’estate moralmente deludente. «Non credevo che venisse fuori quello che poi si è scoperto. Si poteva avvertire una sudditanza nei confronti delle grandi ma non che la situazione fosse studiata tanto da coinvolgere i poteri forti. Proprio non me lo aspettavo. Questo scandalo, se ben assorbito, può diventare una grande possibilità di rilancio per il nostro calcio in vista dell’europeo 2012. Mancano stadi e strutture di livello».

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GRAZIE CAPITANO!!!!


INTERVISTA ESCLUSIVA AD EUGENIO CORINI

(Dalla Gazzetta dello Sport - 11/2002 - Aut: Fabio Bianchi)

Alla Juve mi diceva: pazienza

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Novembre 2002, da La Gazzetta Dello Sport
Era dicembre, era depresso, era in ospedale. Si vedeva perduto e gli scappava pure la pipì. Si alzò troppo di scatto: due passi e si sentì svenire.
"Feci appena in tempo, con la forza della disperazione, a voltarmi e buttarmi sul letto per non cadere e rompermi il ginocchio appena operato".
Era il 1998 e lui, Eugenio Corini, era alle prese con la seconda rottura del crociato, un passato di promesse non mantenute e un futuro che,
con tutta probabilità, non avrebbe rimediato. "Pensavo di essere finito sul serio: giorni di sofferenze e orrendi pensieri".
Forse da quel tuffo salva rotula sul materasso, Corini reagì all'ennesima sfiga e si costruì una nuova, brillante carriera.
Con il Chievo: a pensarci bene, allora, il posto più assurdo per provare a rientrare nel grande giro del pallone.
Invece il Chievo con Corini e Corini con il Chievo si sono affacciati alla serie A, ci hanno preso gusto e hanno sfiorato la Champions League.
Qualcuno l'ha chiamata favola, le parole di un illustre collega hanno fatto capire che era una gran bella realtà.
"Avevo giocato si e no 10 partite in A, quando in TV ho sentito Guardiola, uno dei più grandi nel mio ruolo, farmi i complimenti e paragonarmi ad Albertini e Redondo, altri due colossi.
Ho guardato mia moglie Caterina a bocca aperta, emozionato: forse in quel momento ho capito che ero davvero tornato". E ora Corini si riprende un'altra delle promesse non mantenute dalla sua carriera: Trapattoni lo ha chiamato in nazionale.
Intanto Corini è un fiume in piena. "Sono felicissimo, la convocazione mi riempie di orgoglio, un premio meraviglioso per quello che sono riuscito a fare." Deve aver passato una notte abitata da fantasmi: se stesso, prima di tutto, ragazzino predestinato al quale il gioco riusciva facile, le facce dei ragazzi dell'under 21 con cui vinse l'europeo nel '92, Baggio e Mancini, compagni e rivali, la chiamata di Sacchi in azzurro. Soprattutto Trapattoni, che alla Juve lo faceva giocare poco e che adesso lo porta dentro al sogno. "Mi diceva di avere pazienza. Avrei dovuto ascoltarlo di più, invece ho avuto persino qualche scontro con lui. Ero giovane, troppo giovane, 20 anni, e volevo giocare. Non capivo bene la situazione, perchè fino ad allora era sempre filato tutto liscio: la mia carriera era in continua ascesa senza dovessi fare sforzi". Dura, per un giovane, capire che deve stare fuori se già a 14 anni lo mettevano in campo a costo di qualche trucchetto. Successe a Goteborg, in un torneo giovanile col Brescia. Sorride mentre dice:"Potevano giocare i ragazzi nati dal 1 agosto '70, io sono del 30 luglio, fecero un eccezione". Era il migliore, così una rivale fece ricorso e si dovette ripetere la gara con lui in tribuna. Escluso dalla manifestazione- perchè più piccolo, non più grande- fra le proteste della gente: un giornale pubblicò la sua foto e il numero 10 della Voluntas Brescia diventò il bambino più famoso. L'inizio di una sfolgorante carriera? Le cose non andarono esattamente come l'alba aveva annunciato. Le varie tappe nel Brescia, l'under 21 e poi la Juve. Dalla cima cominciò la discesa, prima lenta e poi vertiginosa. Come si sentiva Corini? "Non soffrivo nè mi sentivo incompreso. Per la voglia di recuperare terreno ho fatto scelte sbagliate, ora lo so. Ma erano scelte mie. Dalla Juve volevo andarmene perchè mi sembrava di giocare poco. Quando Mantovani ha voluto inserirmi nella trattativa Vialli, sono finito a Genova volentieri: la Samp era una grande squadra. All'inizio sembrava tutto perfetto, tanto che Sacchi mi convocò per uno stage e per le partite con Scozia, Malta e Messico. Avevo 23 anni, fu una cosa stupenda. Nell'ultima gara, un'amichevole a Firenze, stavo quasi per esordire: mi scaldai ma poi Sacchi decise di far entrare Casiraghi. Comunque, alla Samp litigai con un big (Mancini, ndr), si rovinò il clima e decisi di partire". E fu Napoli, la zona uefa con Lippi, ma anche i primi guai fisici. "Avevo la lombalgia, non riuscivo a fare un passaggio di tre metri. L'anno dopo stavo meglio ma non avevo spazio e, impaziente, feci un'altra volta le valigie. Sono tornato a Brescia ed è stato l'anno più brutto: retrocessione e contestazione dei tifosi della mia città. Mi chiudevo in casa e leggevo libri su libri per non pensare". Altro giro, altra squadra: Piacenza. Ancora serie A di piccolo cabotaggio. E lì successe qualcosa, nella testa di Corini. "Cagni, che mi aveva allenato nella Primavera del Brescia mi disse: tu non dovresti essere qui, con le qualità che hai. Feci un buon campionato e poi seguii Cagni a Verona, ma proprio quando avevo ritrovato un equilibrio, arrivarono gli infortuni" La sorte aveva in ballo altre dure prove per Corini, a forma di ginocchio. Destro. "E' stato dopo la seconda rottura del crociato, appena passato al Chievo, che ho avuto un pesante contraccolpo psicologico. Ripeto, pensavo di aver chiuso. Ma ho reagito. Mi sono affidato alla fede, agli affetti familiari, al carattere". Adesso, a 32 anni, si sta godendo le soddisfazioni negate quando sarebbe stato più naturale averle. Lo dice sorridendo:"E' il mio periodo d'oro. Sono molto più contento adesso col Chievo di quando ero alla Juve. Questa avventura la sento interamente mia, mi gusto tutto in modo più consapevole e profondo. Anche la nazionale, più di quando mi convocò Sacchi. Ci contavo già l'anno scorso. Sognavo i mondiali, ma poi come si dice, ho messo giù il pensiero. Non del tutto: sapevo che per coltivare una piccola speranza dovevo continuare a fare bene col Chievo". Ha avuto ragione e così si può chiudere finalmente il cerchio: "L'azzurro alla mia età è una grande soddisfazione. Ma non sarebbe un punto d'arrivo, bensì un altro capitolo importante. Mi presenterò in ritiro con la voglia di conquistare la fiducia di Trapattoni e l'obbiettivo di entrare nei 22 dell'europeo. Sognare non costa nulla. Portogallo 2004 è vicino e io voglio giocare ancora 4 anni: sto bene fisicamente e so cosa bisogna fare per restare professionista. Non è un problema d'età". Sospira, poi ride e dice:"Il mio primo giorno alla Juve è diventato un ricordo speciale. Mi accompagnò mio padre Carlo da Brescia: non sapevamo dove parcheggiare, così decidemmo di lasciare l'auto fuori dal comunale. E mi ritrovai ad entrare dal cancello dei tifosi. Qualcuno mi riconobbe:"Ma quello è Corini". Mio padre era felice come poche altre volte. E' morto in febbraio. Se dovessi esordire, ecco, in quel preciso momento, penserò a lui".
Fabio Bianchi
Eugenio si infortunò prima dell'amichevole con la Turchia e non potè giocare, non è stato più convocato in nazionale. Nel 2003 passò al Palermo, dove tutt'ora è il Capitano.

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GRAZIE CAPITANO!!!!

 


SERVIZIO STUDIO SPORT SU EUGENIO CORINI

(14/11/2006)


SERVIZIO ANDATO IN ONDA SU TELESUD SU EUGENIO CORINI

 


SERVIZIO N°2 ANDATO IN ONDA SU TELESUD SU EUGENIO CORINI

 


FILMATO SULL'ADDIO DI EUGENIO CORINI

 


CONFERENZA STAMPA A VILLA IGEA DI ADDIO DI EUGENIO CORINI

(08/06/2007)


Alcune Foto Storiche di Corini

Corini contro Maradona

Foto Corini in Nazionale nel 94